Crepuscolo. Un piccolo borgo di un’Umbria cotta dal sole: un labirinto con pareti in pietra, pietra che disegna case, botteghe, chiese, definisce il perimetro di minuscoli giardini in attesa di ospiti. Il vociare lontano di bambini che si divertono in piazza, attorno alla fresca fontana. Una viuzza in salita, con gradini che disegnano una dolce cascata di ciottoli. Il silenzio si impone, padrone di quegli spazi. Una luce calda, fioca, pulsa da una piccola finestra di una bottega. Pare un invito.

La bottega dovrebbe essere chiusa da ore, è tardi. Dentro, un uomo con più di mezzo secolo alle spalle, un paio di occhiali dalla montatura antica, mani che lavorano un pezzo di cuoio. la luce illumina ciò che serve e lascia riposare il resto della piccola stanza.

Un lavoro che ha il ritmo della preghiera: lentezza che è cura, cura che è dialogo con quel pezzo di cuoio. L’uomo chiede a quel frammento di materia: cosa vuoi raccontare di me stesso? Cosa vuoi rivelare di ciò che vive in me e a cui non so dare nome?

Qual è il prezzo di questo svelare? Il tempo, la cura, stare con fiducia.

Un artigiano può estrarre una conoscienza di sé dalla materia che lavora. Una parte di colui che lavora è incastonata nella parte da lavorare. Un processo che impone un investimento di tempo non definibile a priori. Ad un certo punto, senza preavviso, il significato inizia a scaturire.

Sono convinto che questa dinamica si riscontri anche nelle attività apparentemente più insignificanti della giornata: lavando bene quella pentola che non desidero lavare perché grande e sudicia. Oppure ascoltando con attenzione la persona che ha deciso di porre fiducia in me, decidendo di condividere qualcosa di importante. Oppure, anche, facendo bene, con responsabilità e cura, il proprio lavoro.

Perché avere cura artigianale nelle pieghe del quotidiano? Perché l’avere cura è strettamente legato al vivere in modo intenzionale: avere cura per aggiustare la traiettoria della nostra vita, decisione dopo decisione. Una traiettoria che è disegnata dai desideri (che non sono l’obbiettivo ma indicano una direzione) ed aggiustata dalle risposte intenzionali alle domande che la vita ci porge continuamente.

Come faccio a far fiorire la mia vita se mi lascio scivolare tutto addosso, senza fermarmi, senza entrare nel merito del lavoro artigianale, nella bottega del quotidiano? Senza cura, con quale materiale sarò capace di affrontare le prossime decisioni?

Occorre entrare in merito. Occorre scegliere di entrare in merito in alcune cose e non in altre: scegliere una strada e dunque scartare tutte le altre.

Credo che in questa vita siamo chiamati a specializzarci e dunque a percorrere un cammino unico, come noi siamo unici. Un cammino: non due, non dieci.

La chiave è entrare nel merito delle quesioni della vita per potere scegliere con intenzionalità al prossimo bivio. Scegliere per scartare il resto e procedere con il prossimo passo possibile.

Scelgo, entro in profondità, aggiusto la traiettoria, reitero con speranza e fiducia.

Un esempio concreto, certo non tra i più rilevanti, ma - data la natura del blog che dovrebbe centrarsi sul mondo IT - desidero comunque condividere perché àncora a terra la teoria scritta sopra.

La passione per il mondo IT è maturata decine di anni dopo la sua entrata nella mia vita. Il fuoco si è acceso, con la formula riportata poco sopra: scelgo, entro in profondità, aggiusto la traiettoria. Reitero. Con speranza e fiducia.

Più di un anno fa mi sono avvicinato al mondo di Linux, poi del networking e in ultimo dell’intelligenza artificiale. Per ogni tema affrontato ho letto libri, seguito corsi, testato le competenze. Per quanto abbia acquisito e consolidato competenze di base, riconosco di non essere rimasto in superficie: per capire se un tema mi interessasse per davvero, sono andato sufficientemente a fondo e poi oltre.

In questo modo sono entrato in contatto con il mondo del machine learning. In particolare, leggendo e ascoltando al riguardo di questo tema, ho deciso di iniziare un percorso di studio, in autonomia, dedicandomi al libro “Deep learning with Python” (terza edizione) di Francois Chollet e Matthew Watson. Il desiderio è stato quello di andare oltre alla curiosità iniziale che provavo per questo tema. Entrare in merito per capire se sarebbe potuta essere una strada buona per acquisite competenze spendibili nel quotidiano.

Davanti a questa occasione nascono le paure: ce la farò a capirne qualcosa, senza competenza alcuna? Troverò il tempo, la voglia, sarò costante? Sarà un fuoco di paglia e tempo buttato?

Ho trovato un’unica risposta: procedere. Pagina dopo pagina, procedere. Anche una manciata di righe al giorno. Alle volte semplicemente sfogliando quanto già studiato, quando mi ritrovavo a corto di energie. L’obbiettivo: comprendere a fondo. Nessuna fretta.

Un giorno di metà febbraio ho iniziato l’avventura, cercando di dedicarci del tempo senza ostacolare le priorità della giornata. Dopo quattro mesi: sono ancora in cammino.

La passione non è scemata e raccolgo i primi risultati.

Pochi giorni fa ho portato a termine la mia prima “prediction competition”, un’occasione per mettere alla prova le competenze acquisite in questi mesi. Si tratta di “Titanic - Machine Learning from Disaster” (kaggle.com). Grazie a questo esercizio pratico ho confermato che riesco ad applicare competenze di base e di aver acquisito un vocabolario minimo per entrare in merito al mondo del Machine Learning.

Nella pratica cosa ha significato lavorare in modo artigianale? In primo luogo confermare che questa attività di studio avesse un senso e un valore e che si potesse integrare nella mia quotidianità. Il Machine Learning è una tematica che mi aiuta a trasformare la mia quotidianità lavorativa, ad aggiungere competenze e strumenti utili per aprirmi anche a nuove opportunità nel mio stesso attuale lavoro. I frutti li sto raccogliendo e sono buoni: ho creato uno spazio nuovo, a lavoro, dove poter studiare e approfondire questo mondo.
Non voglio attendere che il lavoro scelga per me il mio futuro ma desidero cercare di manipolarne la traiettoria verso orizzonti scelti e desiderati.

In secondo luogo lavorare con cura artigianale ha significato procedere con il mio passo cercando di educarmi ad evitare il confronto con percorsi altrui. Un cammino con un progresso lento e traballante, ma si tratta del mio cammino, della mia storia e desidero fondarlo sulla gratitudine piuttosto che sulla soffocante comparazione con prestazioni, competenze e risultati altrui.

Questo mi ha aiutato ad entrare in merito alle cose con pazienza, cercando di consolidare ogni nuova nozione prima di procedere oltre. Non devo rendere conto del mio passo di studio, della quantità di lavoro svolto in una specifica sessione.

In conclusione, l’aspetto rilevante di questa condivisione è il metodo: Scelgo, entro in profondità, aggiusto la traiettoria, reitero con speranza e fiducia. Il metodo è più importante del procedere con il percoso di formazione sul Machine Learning. Il metodoi infatti aiuterà a capire se, eventualmente, occorrerà abbandonare questa strada.

Il punto è scegliere, non la scelta in sé. Il punto è entrare in merito, per aggiustare la traiettoria.

Questa parole per descrive un desiderio di approccio alla vita. Non posso dire di riuscirci, ma il desideralo aiuta a definire la traiettoria di vita.

Avanti con il prossimo passo possibile. Come si dice dalle mie parti: piano e bene.