Un altro post non nerd.

In questi giorni mi è capitato di leggere “Io sono come guardo” (Luigi Maria Epicoco): scorrendo le ultime pagine ecco una ri-velazione, una verità che riconosco tale e che era necessario ri-cordare, riportare al cuore: la fame di infinito non deve essere saziata ma sostenuta, ascoltata, accolta, assecondata.

La fame di infinito, infinita, di un “di più”, nostalgia di grandezza che ci percuote il cuore anche quando abbiamo tutto ciò che serve per vivere serenamente, anche quando raggiungiamo i nostri obbiettivi, è fatta per essere guardata.

Quel “cosa mi manca?” ha una risposta: stare vicino all’infinito, al Padre. Una domanda che dovrebbe essere trasformata in un’affermazione : “Mi manchi”.

Questa fame non verrà saziata in questa vita. Non deve essere messa a tacere, pena la morte del cuore prima di quella fisica.

Immagina se quella domanda trovasse una risposta definitiva: non avrebbe più senso vivere. Questa fame è la bussola per la nostra vita.

Questa fame ci aiuta, se assecondata, a mantenere la traiettoria, aggiustare il tiro del nostro quotidiano, ogni attimo di ogni giorno.

Siamo esploratori, non conosciamo la prossima vallata, ma abbiamo una bussola formidabile e infallibile: la nostra fame di infinito, la firma di Dio nel nostro cuore.

Sono grato per quella piccola lettura.