Sul Tempo
Il dono
Il tempo lo riceviamo in gestione.
Un sacco pieno di semi, confezionato per ognuno di noi; semi da seminare nel campo della vita, se vogliamo.
La sfida è fare buon uso del tempo: un uso che obbedisce al qui e ora, quindi ancorato alla realtà e che ne è a servizio.
Il tema del tempo è immensamente vasto, vorrei dare a queste righe un taglio pragmatico, senza rinunciare ad una premessa che porta in profondità. Scrivo per me e poi per chi incontrerà queste parole con la speranza che le possa trovare vivificanti, utili.
Il tempo scivola tra le dita eppure alle volte mi do il permesso di scialacquarlo per fini piccoli, miseri. Posso scegliere di cederlo, in cambio di dosi di dopamina: un tempo centrato sulla soddisfazione immediata, soffocando la bella e fertile progettualità a medio e lungo termine.
La gestione del tempo cambia radicalmente a seconda di ciò che metto al centro della mia quotidianità, ovvero la mia priorità. Dimmi cosa ami di più e lì sarà il tuo cuore. Dalle mie azioni posso comprendere cosa o chi ho messo al centro, da come agisco posso capire se c’è gioia vera e profonda dentro di me. La gioia si gioca sulle dimensioni dello spazio, del tempo, dell’amore.
Se trattengo il tempo, esso secca e muore, se invece questo dono lo rimetto in circolo, ecco il miracolo: si moltiplica. Il tempo si espande se imparo a dire di no al superfluo a ciò che non dà vita. Mi basta pensare a quanto è potente “sprecare” tempo con qualcuno, per qualcuno; donare l’essenziale e non il superfluo, del mio tempo.
Il tempo pare moltiplicarsi se donato: non saprei spiegare bene il come e il perché, anzi ritengo che spiegarlo sia secondario; occorre sperimentarlo. S. Agostino scrisse “Che cosa è dunque il tempo? Se non me lo chiedi lo so … Se mi chiedi di spiegarlo non so rispondere”. Il nostro vivere può profumare di un profumo che si espande ad altre vite: un obiettivo desiderabile.
Come può la nostra vita profumare di vita? Come possiamo vivere da persone libere e liberanti? Come fare per togliere il nostro ombelico dal centro della giornata?
In questi ultimi anni mi sono reso conto, per esperienza, che se desidero una vita piena devo prendermi le mie responsabilità. Prendermi le mie responsabilità, come uomo, marito, padre, figlio rafforza la mia autostima, la mia volontà. Prendendomi le mie responsabilità mi voglio bene, scopro nuove superfici del mio vero nome, mi apro alla vita.
Prendermi le mie responsabilità significa svegliarmi la mattina e desiderare vivere l’oggi in modo intenzionale e non reattivo; significa prendere decisioni. Intenzionalità: la vita ci interroga in ogni attimo, ci chiama a scelte consapevoli. Scegliere e sbagliare, piuttosto che non scegliere. Rispondere alle domande della vita, anche alle più piccole: in questo modo viene svelata la nostra identità, una risposta alla volta.
Andare a fondo, qui, ora: QUI e ORA è l’unica realtà che esiste, sperimentabile, a cui posso dare il permesso di plasmarmi.
Concretamente cosa significa? Puntare in alto, spendere bene la propria vita non è qualcosa di astratto ma inequivocabilmente concreto. Non possiamo puntare in alto ignorando le necessità più banali fino alle più strutturali: lavarci il viso appena svegli, riordinare la cucina, proteggere lo spazio per il silenzio, la preghiera, la famiglia, le amicizie, la natura, la lettura, lo studio, il riposo.
In questi ultimi anni sto portando avanti un obiettivo: costruire un sistema che mi aiuti a creare il terreno fertile per una vita vissuta in modo intenzionale. Un sistema che mi aiuta a strutturare una vita ordinata: occorre ordine, occorre una regola.
Ho sperimentato quanto costruire routine quotidiane sia potente e porti molto più frutto che appoggiarsi solamente alla buona volontà. La buona volontà si esaurisce e chiede di essere ricaricata, mentre le routine, una volta assimilate, permettono di alimentare buone abitudini anche quando la volontà è a secco.
Attenzione: questo sistema è necessario ma non è l’obiettivo, bensì uno strumento: la vita è colma di fuori schema, dunque dobbiamo essere capaci di pensare fuori schema; il sistema deve essere a servizio della vita e non il contrario.
Non sempre rispetto il sistema, alcune routine saltano, altre sono salde da anni. Sono umano. Si tratta di un percorso di anni, un approccio al quotidiano costruito gradualmente, che libera (lo confermo dai frutti) e non appesantisce la vita.
Dunque, quanto sto per condividere è uno strumento, un vestito su misura, un fatto personale.
Non sono interessato ad aumentare la mia produttività, a moltiplicare il “fare” come sterile esercizio narcisistico atto a riempire un vuoto esistenziale. Non si tratta di puntare ad ottimizzare il proprio tempo, di riempire ogni attimo della giornata, bensì di vivificare la giornata: puntare alla polpa delle ore di vita che ricevo. Si tratta di saper dire di no al superfluo. Si tratta di prendere sul serio l’amare, il lavorare, il riposare: il godere della vita!
Sto fuggendo da qualcosa?
Prima di descrivere il sistema, condivido una abitudine che sto cercando di coltivare. Davanti alla possibilità di un’azione impulsiva o non ponderata a sufficienza, chiedermi: perché lo sto facendo? Sto fuggendo da qualcosa?
La fuga: quanto del mio agire è definito dalla paura, dalla fuga dalle responsabilità, dal timore della fatica? La fatica non può essere - o quasi mai può essere - il metro di giudizio nello scegliere una strada piuttosto che un’altra. L’amore è fatica (nella gioia, nel dolore). La progettualità, l’intenzionalità implicano per forza fatica: consumo di calorie, capelli bianchi. Non posso permettermi di morire “come nuovo”: una vita al ribasso, vissuta arretrando e nascondendomi. Perchè? Basta sperimentarlo per scoprire quanta aridità, miseria comporta una vita sulla difensiva e/o centrata sulla lamentela e/o sulla pancia piena. E’ evidentemente più facile essere tristi: essere felici costa fatica. Se sono felice non ho scuse: devo prendermi le mie responsabilità, prendere in mano la mia vita! Se mi annego nella lamentela, posso creare tanti alibi per non prendermi le mie responsabilità e piuttosto riversarle sul mondo: la colpa è del mondo e delego ad esso il lavoro che dovrei invece fare su me stesso.
Quando può nascere la domanda “Sto fuggendo da qualcosa?”
Esempi!
Prendo in mano il cellulare: perché? Sto fuggendo da una responsabilità? lascialo perdere, riprendi in mano la situazione ed entraci.
Ricevo una chiamata fastidiosa e rimandare non semplificherà la situazione: rispondo o fuggo?
Discuto con mia moglie: metto sul tavolo la mia posizione in modo trasparente, per crescere assieme, oppure metto una maschera di accondiscendenza per non rischiare il conflitto?
Mio figlio vuole giocare con me ma sono stanco: gli presento uno schermo o “spreco” del tempo con lui?
Sia chiaro, una domanda a cui stare davanti non per perfezionismo ma per amore: della vita, del prossimo. E’ bello rispondere a questa domanda, liberante! Tanti sono i bivi della giornata dove questa domanda può aggiustare la traiettoria del quotidiano. Verso l’alto.
Una domanda che stimola la progettualità e fa lo sgambetto alla ricerca istintuale di soddisfazione immediata.
Il Sistema
La mattina
Silenzio
Mi sveglio e ritengo fondamentale lasciare la mente libera di svegliarsi e vagare. Silenzio (la famiglia sta ancora dormendo) e niente smartphone, per almeno un’ora da quando suona la sveglia.
Svegliare il corpo
L’allenamento (quasi) quotidiano è una routine consolidata da più di 10 anni: 20 minuti intensi tra squat, piegamenti, trazioni. Mi ritrovo più energico con 30 minuti di sonno in meno e un allenamento in più.
Svegliare la mente: diario di bordo
Dopo una bella doccia è tempo di guardare alla giornata. Da quasi due anni, scrivo quotidianamente. Scrivo per conoscermi, per chiarire ed affinare il mio pensiero. Ogni giorno rispondo a cinque domande:
1. Per cosa sono grato?
2. Cosa mi entusiasma?
3. Su quale mia miseria voglio lavorare oggi?
4. Cosa sto rimandando e perché?
5. Tre cose importanti da portare a termine oggi.
Scrivo per due minuti, per dieci, venti minuti: dipende da quanto tempo ho a disposizione e quanto desiderio ho di andare a fondo alle domande. Per me è importante rispondere a queste domande ogni giorno, che ne abbia voglia o meno, che abbia tempo o meno. Non manco l’appuntamento; se oggi ho risposto in maniera superficiale o banale, non ha importanza: non devo rendere conto a nessuno, ma continuare a lavorare sul cuore. Una goccia che negli anni scava la pietra. La costanza è più importante della perfezione.
I frutti di questo lavoro sono potenti. Ringraziare ogni giorno, per anni, modifica il mio approccio e la mia prospettiva sulla giornata. Mi aiuta a togliermi dal centro del mondo. Scrivere delle proprie miserie, delle proprie paure e fughe è dare un nome alle cose. Guardarle. Riconoscerle. Affrontarle. Prendermi le mie responsabilità.
Non ultimo: chiarire gli obbiettivi della giornata è decidere una direzione. La giornata presenterà tanto di inaspettato e fuori schema ma ho bisogno di essere intenzionale e decidere dove e come spendermi, fin dai primi minuti della giornata. Se quanto ho progettato salterà non ha importanza. L’importante è la traiettoria.
Il giorno successivo smarco le attività indicate il giorno precedente, se portate a termine. Lo trovo soddisfacente.
Per mantenere questa abitudine mi facilito la vita lasciando il quaderno e la penna (un quaderno e una penna molto economici) sul tavolo della cucina. La mattina, arrivando in cucina, lo trovo ad attendermi: non devo cercare il quaderno né la penna. Eliminata ogni frizione nel raggiungere l’obiettivo.
Gli obiettivi a lungo termine
Il diario mi aiuta a stare davanti alle domande che ritengo importanti.
Oltre a questo c’è un aspetto ulteriore, non secondario.
Quando termino il quaderno (solitamente dopo 2 o 3 mesi) passo al nuovo in questo modo:
sulle prime pagine (utilizzando anche le ultime per questioni di spazio) ricopio citazioni, riflessioni personali o altrui, che riconosco importanti per la mia specifica fase della vita.
Inoltre, passare al nuovo quaderno è occasione per rivedere, e dunque scrivere, gli obiettivi a medio e lungo termine. Obiettivi personali (ad esempio tutto ciò che riguarda l’acquisire nuove competenze), di coppia (perché un matrimonio o muore in pilota automatico o vive se alimentato), familiari, lavorativi. Dunque, con la scusa del nuovo quaderno mantengo una revisione periodica dei miei obiettivi di vita, riallineando priorità e progetti di vita.
La Parola
Credo in Dio, riconosco di essere da lui desiderato, voluto. Riconosco la mia e altrui unicità che si estende inequivocabilmente anche al nostro scopo, in questo mondo. Per me è fondamentale alimentare un rapporto di amicizia con Dio, dunque leggere - possibilmente in famiglia - la sua Parola, anche per pochi minuti. La sua Parola è vita, lo sto sperimentando concretamente. Sperimento la differenza tra vivere la giornata come se tutto dipendesse da me e vivere la giornata come un nuovo, ennesimo immeritato dono. Ce la faccio ogni giorno? Gli do sempre la priorità? No. Cado 100 volte e mi rialzo, per grazia, 101.
Lavoro
Una premessa, prima di descrivere come il mio Sistema tocca - doverosamente - anche la vita lavorativa. Che cos’è il lavoro per me? Anche in questo caso è prendermi le mie responsabilità, lavorare al meglio, con professionalità, principalmente sulle questioni più importanti. Lavorare è anche mettermi a disposizione dei colleghi. Facile? No. Ci riesco sempre? Assolutamente no. lo desidero? Sì, profondamente.
A lavoro per me è importante generare tanto segnale e poco rumore.
Lavorare per me non è reagire immediatamente ad ogni mail, telefonata, richiesta, essere dunque in balia delle onde. Lavorare è essere al comando della nave. Lavorare bene non è cercare di essere sempre occupato (per quanto ceda spesso alla tentazione “Inbox zero”, smarcando appunto ogni email), bensì portare a termine, oggi, le due/tre attività più importanti. Lavorare è cercare di instaurare relazioni belle, di fiducia e aiuto reciproco.
Lavorare è difendere dello spazio per studiare e crescere in competenze.
Un aspetto pratico per me importante è mantenere la mente libera. le informazioni da tenere a mente fuori e dentro il lavoro sono centinaia: non posso permettermi di tenerle tutte a mente, soprattutto perché la mia memoria è nella media, nessun super potere. Per questo motivo utilizzo strumenti utili alla gestione della conoscenza come Obsidian e metodi come il cosiddetto “time blocking”.
Obsidian mi aiuta a gestire e trovare informazioni tra centinaia di documenti di appunti personali. Un documento su tutti è quello chiamato “Today”, sempre aperto.
Qui organizzo le attività per importanza ed urgenza.
1. Importante + urgente → fare subito.
2. Importante + non urgente → messo in coda.
3. Non importante + non urgente → rischia l’oblio
4. Urgente + non importante → spesso richiede pochi minuti e me ne occupo subito.
Matrice importanza/urgenza a parte, ci sono quelle attività che richiedono pochi secondi o minuti: queste, soprattutto all’inizio della giornata, le smarco immediatamente. Non rimando ciò che richiede poco tempo e sforzo, ciò che posso fare ora e che pianificare o rimandare richiederebbe più tempo che affrontarlo in questo momento.
A fine giornata, aggiorno il calendario con le attività del giorno successivo ed elenco in “Today” le attività più importanti da portare a termine: non sono mai più di tre.
Ad inizio giornata leggo “Today” e guardo il calendario: non devo fare alcuno sforzo per ricordare le questioni da portare a termine. Una veloce revisione e sono subito operativo.
Dunque, cerco di sfruttare diversi strumenti per liberare la mente, per lasciare spazio a pensieri creativi; rispetto al tema creatività, tengo aggiornato un documento dedicato alle idee: le lascio sedimentare per settimane e ciò che resiste al tempo e valutazioni, lo implemento.
Concludendo, si tratta di un sistema costruito in anni, mattone dopo mattone. Un sistema che subisce potature e di adatta al quotidiano.
Un sistema che semplifica la complessità della quotidianità. Soprattutto, un sistema che aiuta a puntare in alto.
Competenze
Acquisire nuove competenze, sporcarsi le mani con attività difficili.
Con qualche decina di anni di ritardo dalla laurea, la passione per l’IT è in crescendo. Le idee sono diverse, le competenze che desidererei approfondire (per passione e non per dovere) decine. Come fare?
Utilizzo un excel per gestire la lista di idee, progetti: possono riguardare l’IT ma anche la cucina (imparare a cucinare dell’ottimo pane) o altro.
Ogni progetto ha un titolo, una descrizione, una valutazione sull’impatto che portarlo a termine implicherebbe (basso, medio, alto) e la fatica che implicherebbe affrontarlo (bassa, media, alta). Ogni progetto ha una percentuale di avanzamento.
Una regola: 3 progetti attivi nello stesso momento, al massimo, possibilmente eterogenei tra di loro (se un giorno non sono in vena per A, B e C sono di tutt’altra natura e probabilmente più appetibili). Tutto il resto in coda.
Un aspetto potente rispetto ad un certo percorso è trovare quello che comporta molteplici frutti, magari trasversali tra lavoro e vita privata.
Un esempio: approcciare al mondo Linux mi ha permesso non solamente di acquisire una competenza ma di allenare la capacità di essere costante nello studio, quotidiano, puntando con decisione verso un obiettivo definito nel tempo. Leggere e ascoltare contenuti in inglese ha migliorato la mia comprensione orale e scritta della lingua. Conoscere Linux, inoltre, sblocca la possibilità di acquisire infinite nuove conoscenze su queste basi, utili nel quotidiano lavorativo e non.
Un ultimo pensiero sulle competenze: trovo imprescindibile espandere le mie competenze. Sapere come usare un trapano, come cucinare del pane, come sostituire una lampadina o fare la lavatrice. Competenze in ambito finanziario: prendermi le mie responsabilità rispetto all’economia familiare e alla gestione dei risparmi. Non si tratta di diventare esperti in tutto ma di aggiungere alla cassetta delle competenze tutti quegli strumenti fondamentali per affrontare la quotidianità con intenzionalità, responsabilità, coraggio.
Alcune competenze necessarie le evito, lo ammetto (stirare, cucinare qualcosa in più rispetto a pasta, torte salate e pizza): c’è ancora molto lavoro da fare.
Conclusione
Dal trascendentale a Linux, che contrasti tra queste righe. O forse no. Tutto è legato a tutto e il profumo della vita passa attraverso ogni nostra azione e pensiero. Non ci sono parti della quotidianità distinte e separate tra loro. Quello che sono in famiglia, a lavoro, da solo è la stessa persona, lo stesso cuore. Ogni giorno desidero lavorare sull’abbattere maschere, formalità e apparenze.
L’obiettivo è un cuore tutto d’un pezzo.
Il mio desiderio è vivere qui, ora, in profondità.
Parole non mie ma che faccio mie: vivere sperando per il meglio e preparandosi al peggio. Come qualcuno mi disse diversi anni fa: il meglio deve sempre venire.
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Risorse utili che mi hanno aiutato ad entrare nel mondo della gestione del tempo
- Call Newport
- Deep Work: Rules for Focused Success in a Distracted World
- Digital Minimalism: Choosing a Focused Life in a Noisy World
- Greg McKeown: Essentialism